domenica 30 ottobre 2011

GenerAzioni... di storie

Decisamente stimolante l’avvio del Convegno 2011/12: lo storico Paolo Tedeschi e il giornalista Pierluigi Ferrari ci hanno introdotti nel tema di quest’anno (Generazioni) attraverso la rivisitazione di un periodo storico (a cavallo tra Ottocento e Novecento) nel quale il movimento cattolico bresciano seppe distinguersi per generatività e originalità. Peccato solo che il tempo abbia imposto di troncare un dibattito che forse stava per prendere piede; per quanto mi riguarda propongo qui i concetti che avrei espresso in quella sede.
Bene ha fatto padre Toffari a ricordare, nel suo intervento, che una cesura decisiva rispetto all’epoca considerata è stata posta dal Concilio, soprattutto con riguardo alla definizione dei ruoli di sacerdoti e laici; da parte mia credo importante aggiungere che una cesura altrettanto decisiva è rappresentata dalla Costituzione repubblicana, innervata significativamente dai principi ispiratori che avevano animato il movimento cattolico tra la Rerum novarum e l’avvento del fascismo. La presenza della Costituzione richiede la ridefinizione dell’iniziativa cattolica soprattutto sotto due profili.
In primo luogo, se tra fine Ottocento e primo Novecento il movimento cattolico operò essenzialmente in funzione di supplenza, agendo negli spazi di bisogno da cui lo stato liberale volutamente si ritraeva considerandoli estranei ai suoi compiti, oggi al contrario esso deve operare in un contesto normativo ed istituzionale ben definito a livello nazionale ed anche sovranazionale. In settori come l’istruzione, la sanità, la previdenza, l’assistenza, il credito, il dinamismo cattolico non trova campo libero, ma fronteggia un’iniziativa pubblica rispetto alla quale può porsi in rapporto di concorrenza o di complementarità: la scelta tra un tipo di rapporto o l’altro ha un’influenza decisiva sull’efficacia degli interventi tanto pubblici quanto privati. Né il principio di sussidiarietà contribuisce a risolvere il problema, limitandosi a spostare l’attenzione su una diversa questione: quando (a quali condizioni) è necessario l’intervento pubblico?
Accanto al problema generale di delimitare in vista del bene comune le sfere d’intervento pubblico e privato, resta poi la necessità che il movimento cattolico sappia individuare gli interstizi lasciati nel tessuto dello stato sociale, entro i quali tuttora si trova un vuoto che i privati sono chiamati a riempire; basti pensare all’assistenza agli invisibili, quelle persone cioè le cui esigenze sfuggono ai sensori dello stato sociale, che non è perciò in grado di soddisfarle: mi riferisco, a titolo esemplificativo, a soggetti come gli immigrati clandestini, i genitori (soprattutto padri) separati e non più in grado di mantenere se stessi oltre la vecchia famiglia, coloro che perdono il lavoro ad un’età in cui il sistema rende praticamente impossibile trovarne un altro.
Il secondo profilo di novità introdotto dalla Costituzione riguarda il rapporto tra l’intervento cattolico e le altre forme d’iniziativa privata: se nel periodo storico considerato si è potuto parlare di terza via cattolica tra lo stato (liberale prima, fascista poi) e il socialismo rivoluzionario, oggi si deve considerare il quadro costituzionale come un orizzonte comune, entro il quale può esserci collaborazione o anche concorrenza, ma non contrapposizione. In altri termini, oggi il movimento cattolico deve saper cooperare, dialogare e perfino confondersi con quelli mossi da altre ispirazioni, ma con i quali è possibile percorrere insieme tratti di strada in vista del bene comune.

1 commento:

  1. HO già condiviso la mia riflessione col responsabile della Pastorale Sociale: In sintesi gli ho chiesto di inserie nei percorsi di formazione al socio-politico dei periodi di tirocinio in una delle tantissime realtà avviate da QUEI laici cattolici e che operano ancora oggi. dalla Bamche di Credito, al mondo della cooperazione, all'ADASM come scuole dell'infanzia di ispirazione cristiana, a tante ex CASE DI RIOOSO ora RSA ... ecc, palestre di democrazie e di verifica della fedeltà ai Valori Evangelici. Realtà oggi abbastanta estranee alla sensibilità dei pretie che spesso sono costrette ad imbalsamere figure storiche perchè non si trovano mnuove generazioni formate disponibili al servizio impegnativo e quasi sempre gratuito. Esaurire la formazione nei grandi contenuti senza avere arre in cui da subuito sperimentarsi in forma guidata è come far pensare che lo sbocco dei cattolici laici sia solo nell'esssre NUOVI POLITICI con un'accazzione ristretta ai ruoli partigiani dei partiti. Abbiamo sul territorio una messe abbondante di opere di ispirazione cristiana; gli operai sono pochi. "Pregate dunque il padrone della messe " con quel che segue.Readotto nell'attualità significa che non è lecito mendicare formazione in una delle molteplici offerte che sono sul territorio senza mettersi come operai nella Mese delle tante opere che abbiamo avuto in dono come ereditò di fede vissuta come servizio organico ai fratelli. E' vero che servono anche cose nuove; leggfendo la realtà nostra ho l'impressione che a tutti i costi si voglia detenere nuove paternità mentre di fatto altro non si fa che rinfrescare esperienze già consolidate o già lavate e rilavate dal percorso della storia. Nihil novi sub sole? Poco: Saggtezza vuole che si intreccino nova et vetera e che si carichi di novità ciò che è già stato generato da tempo. Se così al responsabile della pastorale sociale, approfitto di questa opportunità per estendere il messaggio ad altre associazione che hanno nel DNA la formazione all'adultità cristiana.

    RispondiElimina

dopo aver scritto il tuo commento, scegli la tua identità (il nome con cui vuoi essere letto), vai su anteprima e posta il commento.